20080512

Domanda

A volte l'abitudine impedisce di cogliere certi dettagli, che appena scoperti si insinuano di colpo tra naso e occhi, come aromi sprigionati da un vaso di spezie. Vorrei trovare un modo per dirvi una cosa di cui non mi ero resa mai conto prima di ieri. Se vi dico che proprio ieri, dopo quasi vent'anni, ho capito perché la pasticceria del mio paese si chiama Regina, sorridereste. E sorridereste ancor di più, se vi dicessi che per scoprirlo è bastato, semplicemente, che per la prima volta mi passasse per la testa la domanda - ma perché il pasticciere ha chiamato così il suo negozio? E accorgermi di questo aspetto - minimo, se volete - mi ha aperto un piccolo ma profumatissimo spiraglio sulla vita del buon artigiano. Il quale, naturalmente, non è italiano.

20080509

Intervista

Ho letto di una scrittrice molto particolare. Di giorno osserva e annota, discreta e silenziosa. Raccoglie parole, suoni, ritmi. Ma ho anche appreso che di notte parla, in certe fasi del sonno. E non solo. Il fatto è che si rivolge, senza preferenze o preconcetti, a tutto quello che sogna o incontra, mentre dorme. E ciò a cui parla, va a finire che poi si lascia convincere e si mette a dialogare con lei. Una volta, da piccola, sua sorella l'ha sentita fare domande alla punteggiatura. E una notte di settembre - ancora nessuna prova certa, ma io ci credo - ha avuto un colloquio segreto con le virgolette.

20080508

Giallo

Con la coda dell'occhio ho visto un qualcosa color del sole migrare da una stanza all'altra. Poi ho guardato meglio e - aveva una blusa gialla. Poi zampettava senza rumore dalla sedia al tavolo. Ho guardato meglio e - aveva degli stivaletti gialli. Dopo ancora, ho intuito un ciuffo di ricci castani e una cintura colorata in vita. Ho guardato meglio e - ho visto la luce vivida di due occhi da scoiattolo. Poi, ho percepito una leggerezza di passi e di mani sottili. Una volta di più ho guardato meglio e - no, non era un folletto, era la mia collega.

20080507

Arie

Stamattina il mio piccolo tagete dalle corolle gialle se ne è andato. Dalla finestra. Sì, perché la postazione provvisoria sul pavimento non gli forniva luce e aria sufficienti. Piccolo, amante del sole ma anche molto orgoglioso. Ora, dall'alto dei suoi dieci centimetri cubi di terra, dal davanzale guarda in giù verso la via e cerca di riprendersi da un brutto mal di testa che da qualche giorno gli ha appesantito i - ben due - fiori. Tra poco, mentre rientrerò a casa, guarderò tutte le piantine arrampicate sui balconi, poi arriverò fino all'ingresso e, prima di entrare, ma soprattutto prima che mi veda e mi si mostri ancora offeso, sbircerò in su per capire se l'azzurro di oggi ha fatto bene anche al mio tagete.

20080506

Vedere

Nel tuo cuore c'è un campo di grano, giallo e pieno di sole, con un grande albero al centro. Nel tuo cuore, invece, vedo una casetta di legno con le finestre spalancate, in mezzo a un prato tutto rosso di papaveri.

20080505

Set

Ieri, mentre sistemavo la spesa, ho trovato un biglietto arrotolato nel sacchetto della frutta, scritto con bella e rotonda grafia, che diceva così. Sono una giovane mela, di colore rosso brillante con sottilissime striature verdi. Sono un'attrice in cerca di lavoro. Mi piacerebbe molto recitare in un film su Adamo ed Eva. Ho già avuto una parte molto difficile come controfigura nel Guglielmo Tell. Per il futuro mi piacerebbe lavorare anche in altri progetti, ad esempio la biografia di Newton. Sono disposta a una lunga gavetta. Allora, quando ho finito di leggere il biglietto, ho pensato che quella mela era stata proprio fortunata. Ho guardato bene, ho scelto il frutto più lucido e (anche le esperienze da comparsa sono importanti, ho pensato) l'ho messo subito nel cestino - son sicura che nel cestino per la nonna, quello vero, almeno una mela sia stata scritta, o almeno immaginata. Siccome piovigginava, ho preso la mantella col cappuccio rosso e di corsa, prima di scappare al mare con il lupo, ho raggiunto il set in mezzo al bosco.

20080502

Solchi

Se questo blog si chiamasse rughepiccole, probabilmente avrebbe un gran successo. Ma io lo chiamerei così, solo perché i volti col disegno profondo degli anni sono veri, e a volte quei disegni portano i solchi del dolore. E i volti così sono da amare, sono da ascoltare. Solo per il fatto che hanno una vita e un senso, una terra e delle mani, affetto o solitudini da raccontare.