Viandanti per mano a una schiera di angeli
noi fragile parentesi di infinito
così piccoli nel viaggio tra nascita e partenza
dove ogni istante è meta e origine.
Attraversare il ponte di barche della memoria
un taglia e cuci che lascia ferite
incollare a tratti qualche pezzo
per solcare con un sorriso l'abisso.
Ma ora voglio viverti
minuscolo uomo di meraviglie
mentre con le mani catturi la polvere
che brilla nel sole.
Come ho tremato alla tua prima corsa incontro a me
così vorrei nascere cuore giovane ogni giorno
oggi e domani e tra molti
e molti anni ancora.
Viandanti per mano a una schiera di angeli
noi fragile parentesi di infinito
così piccoli nel viaggio tra nascita e partenza
dove ogni istante è meta e origine.
20110422
20110418
Un soffio
Game over: battaglia persa. Lui non torna da allora. Non tornerà. Mai più. Presente a perdere. Game over, tutto finito. E io? Smarrita ogni direzione, l’anima grida contro il mio essere. Intorno, silenzio assoluto: per me non esistono più promesse. Il peso del nulla comprime i miei polsi sottili. Una corrente gelida attraversa ogni osso del mio corpo. Nonostante il mio unico desiderio sia quello di fermare ora, definitivamente, tutto il mio vano andare, mi trovo a combattere - senza comprendere fino in fondo il perché - una decisiva lotta di sangue con ciò che rimane della mia vita. Con smisurata fatica raccolgo le ultime energie.
Immersa in un dove senza nome, immobile sotto la più pesante delle coltri, ogni notte nel buio qualcosa mi sfiora. Un sogno, un ricordo, un desiderio. Non voglio vedere, vattene: è tutto inutile. Non voglio nient’altro, lui non c’è più. Non voglio vivere, non posso più vivere senza danzare d’amore. Game over vuol dire mai più. Mai più. Vuol dire testa e cuore bloccati, per un tempo sconosciuto.
La stanza si rimpicciolisce e mi schiaccia. Inciampo in un sogno breve e senza parole. Quasi un ricordo. Ho detto no. È solo un soffio, lievissimo e costante. No, non voglio. Ma quel soffio torna in tutte le mie notti. Negli occhi, nelle orecchie, tra le mani. Poi è successo. Estenuata dalla lotta - non dormo da molti giorni - stanotte ho ceduto. È finita.
Ho detto sì. Ho appoggiato l’orecchio alla parte più nascosta del mio cuore. Ho ascoltato. Ho pianto a lungo, senza sapere - ancora - il perché. Infine, la risposta è venuta. Game over, ma questa volta si apre un’altra partita. La risposta è germogliata da me, dal mio corpo stanco. È venuta da dentro. Dal mio ventre. Raccolto in una forma perfetta e meravigliosamente piccola, l’amore che credevo perduto si è rappreso proprio lì. Si è affacciato in silenzio tra i miei rami senza foglie per portarvi luce e ombra, calore e riposo. Lo incontro ora, piccolo seme indifeso in questa fragile culla. Mi abbaglia un ricordo: un giorno qualcuno - fortemente, follemente, non so se uomo o dio o angelo - deve aver desiderato che anch’io venissi al mondo.
Da stanotte so che lui tornerà. Sono pronta per ricominciare a vivere. E so che, da domani, quel soffio lieve avrà il suo sorriso.
Immersa in un dove senza nome, immobile sotto la più pesante delle coltri, ogni notte nel buio qualcosa mi sfiora. Un sogno, un ricordo, un desiderio. Non voglio vedere, vattene: è tutto inutile. Non voglio nient’altro, lui non c’è più. Non voglio vivere, non posso più vivere senza danzare d’amore. Game over vuol dire mai più. Mai più. Vuol dire testa e cuore bloccati, per un tempo sconosciuto.
La stanza si rimpicciolisce e mi schiaccia. Inciampo in un sogno breve e senza parole. Quasi un ricordo. Ho detto no. È solo un soffio, lievissimo e costante. No, non voglio. Ma quel soffio torna in tutte le mie notti. Negli occhi, nelle orecchie, tra le mani. Poi è successo. Estenuata dalla lotta - non dormo da molti giorni - stanotte ho ceduto. È finita.
Ho detto sì. Ho appoggiato l’orecchio alla parte più nascosta del mio cuore. Ho ascoltato. Ho pianto a lungo, senza sapere - ancora - il perché. Infine, la risposta è venuta. Game over, ma questa volta si apre un’altra partita. La risposta è germogliata da me, dal mio corpo stanco. È venuta da dentro. Dal mio ventre. Raccolto in una forma perfetta e meravigliosamente piccola, l’amore che credevo perduto si è rappreso proprio lì. Si è affacciato in silenzio tra i miei rami senza foglie per portarvi luce e ombra, calore e riposo. Lo incontro ora, piccolo seme indifeso in questa fragile culla. Mi abbaglia un ricordo: un giorno qualcuno - fortemente, follemente, non so se uomo o dio o angelo - deve aver desiderato che anch’io venissi al mondo.
Da stanotte so che lui tornerà. Sono pronta per ricominciare a vivere. E so che, da domani, quel soffio lieve avrà il suo sorriso.
20101215
Memorie
Latente
l'immagine
da incidere
in un qui
e in un dove.
Inutile
far passare
le corna
dei buoi
oltre le porte
strette
della stalla.
Intanto
grazia su grazia
è perdere tempo
con una piccola
creatura
spettinata
e dopo il pranzo
correre a dormire
nel sole
sotto la quercia
grande.
Trovare un senso
tra i gabbiani
perduti
in città.
Solo una moneta
in tasca
a ricordare
il momento
del passaggio.
l'immagine
da incidere
in un qui
e in un dove.
Inutile
far passare
le corna
dei buoi
oltre le porte
strette
della stalla.
Intanto
grazia su grazia
è perdere tempo
con una piccola
creatura
spettinata
e dopo il pranzo
correre a dormire
nel sole
sotto la quercia
grande.
Trovare un senso
tra i gabbiani
perduti
in città.
Solo una moneta
in tasca
a ricordare
il momento
del passaggio.
20101005
Visione
Quale merito ho io
per commuovermi
davanti alla tua indifesa
testolina di piume?
Vedo l'abito da sposa
di mia madre
e l'abito da sposo
di mio padre
sospesi poco oltre
le ante di questo cuore
vegliare
nel socchiuso silenzio
l'alba e il mistero
del mio uno
abbracciato
esistere.
Quando un figlio
ti attraversa
ritrovi tua madre
davvero.
per commuovermi
davanti alla tua indifesa
testolina di piume?
Vedo l'abito da sposa
di mia madre
e l'abito da sposo
di mio padre
sospesi poco oltre
le ante di questo cuore
vegliare
nel socchiuso silenzio
l'alba e il mistero
del mio uno
abbracciato
esistere.
Quando un figlio
ti attraversa
ritrovi tua madre
davvero.
20100823
Lasegretaria
Io, in mezzo alle donnone, mi sento una mammabambina. Un po' fuori posto, ma in fondo ci sto bene. Dopo tutta l'avventura, alla fine, tra vita mia e vita nascente sono tornata sottile e minuta. Sto in equilibrio leggero sui miei polsi trasparenti - trasparenti sì, ma non c'è di meglio per sorreggere un bimbo in un sol gesto - e ci sto benissimo. Del tutto fuori posto quando invece, in mezzo alle donnone, arriva lei: Lasegretaria. Agile sui tacchi, sì. Ma come sempre, la sua levità mi inganna ogni volta fino a quando, finalmente, crolla ondeggiando e siede. Dalla poltroncina nera, ormai bene ancorata, mi rimbalza quasi addosso tutto il suo peso. Su quella sedia poggia il mondo, in un istante. Peso perfettamente distribuito, d'accordo, ma se mi cascasse addosso, ohibò. Addio alla poesia filiforme dei miei polsi.
20100815
Monet vive
Tutti le vedono in mezzo ai campi, d'estate. Monumentali nel sole a picco - ritmo pesante, lento, regolare - nella distesa gialla e spettinata. Immobili nel tramonto, l'ombra tonda di stecchi dorati. Non sono certo i pagliai di Monet, ma l'aria immota che ne promana - abbraccio insperato tra terra macchina uomo - vi fa quasi germogliare l'eterno. Mi sono ritrovata a contemplarle. Stavolta senza preconcetti. Le rotoballe.
20100707
Imperfetto
Mi hanno chiesto di scrivere una storia. Non sono abituata, più probabilmente non ne sono capace. Forse non ne ho mai sentito il bisogno. Mi vengono in mente solo tre personaggi: tu, un fantasma, io.
Tu. Tu sei un uomo. Vivi nel tempo, in una parentesi che dall’infinito inizia e termina. Ti affacci al mondo e poi un giorno, così come sei venuto, te ne vai. Tutto accade lungo un unico e inconoscibile filo di mistero. Sei un infinitesimo. In questo minuscolo tempo di terra non ti è concesso di cambiare ciò che è accaduto. In più, non sai fare a meno degli specchi e della memoria. Di qui nostalgie, rimpianti, sensi di colpa. E anche buona parte del tuo dolore.
Il fantasma. È lui. Il fantasma della perfezione. Regna nel tuo limite, nella tua incompiutezza, nei tuoi confini. Su quel filo, il suo gioco è una sottile, pericolosa acrobazia. La sua voce ti insegue da sempre. I suoi occhi ti scrutano da ogni specchio. Ossessione o illusione, non dargli troppo ascolto. Non prestargli il tuo sguardo.
Io. Io sono l’imperfezione. Sono la tua cifra. Sono l’essenza del tuo essere. Sono la tua frontiera. Sono muro oltre il quale non c’è confine. Sono fessura da cui filtra l’ignoto. Sono la tua commossa piccolezza. Io sono ciò che ti fa uomo. Se mi ami, amerai te stesso e avrai pace. Tu solo - se lo vuoi - puoi abbracciare, liberato, il senso perfetto del tuo imperfetto andare.
E la storia dov’è? Io non posso proprio, non riesco. È la tua: scrivila tu.
Tu. Tu sei un uomo. Vivi nel tempo, in una parentesi che dall’infinito inizia e termina. Ti affacci al mondo e poi un giorno, così come sei venuto, te ne vai. Tutto accade lungo un unico e inconoscibile filo di mistero. Sei un infinitesimo. In questo minuscolo tempo di terra non ti è concesso di cambiare ciò che è accaduto. In più, non sai fare a meno degli specchi e della memoria. Di qui nostalgie, rimpianti, sensi di colpa. E anche buona parte del tuo dolore.
Il fantasma. È lui. Il fantasma della perfezione. Regna nel tuo limite, nella tua incompiutezza, nei tuoi confini. Su quel filo, il suo gioco è una sottile, pericolosa acrobazia. La sua voce ti insegue da sempre. I suoi occhi ti scrutano da ogni specchio. Ossessione o illusione, non dargli troppo ascolto. Non prestargli il tuo sguardo.
Io. Io sono l’imperfezione. Sono la tua cifra. Sono l’essenza del tuo essere. Sono la tua frontiera. Sono muro oltre il quale non c’è confine. Sono fessura da cui filtra l’ignoto. Sono la tua commossa piccolezza. Io sono ciò che ti fa uomo. Se mi ami, amerai te stesso e avrai pace. Tu solo - se lo vuoi - puoi abbracciare, liberato, il senso perfetto del tuo imperfetto andare.
E la storia dov’è? Io non posso proprio, non riesco. È la tua: scrivila tu.
Iscriviti a:
Post (Atom)